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Archivio per la categoria ‘teatro’

Anteprima Festival: Una compagnia meticcia per Romeo e Giulietta il 27 maggio

Si chiama “Un posto di lavoro per Romeo” lo spettacolo tratto dal classico di William Shakespeare che andrà in scena venerdì 27 maggio, alle ore 21, al Teatro Rasi di Ravenna (via di Roma 39). Per la regia di Evelina Drianovska, con testo ideato dalla stessa a quattro mani con Andrea Contarini, lo spettacolo vedrà in scena  Franck Viderot nella parte di Romeo e Livia Tura in quella di Giulietta, e poi Claudio Panzavolta, Giacomo Cavalieri, Riccardo Zoffoli, Piera Pedezzi, Simona Ciobanu, Andrea Contarini, Ido Caka, Grazia Crudele, Pajtim Kryeziu, Evelina Drianovska con la partecipazione dei Mimi della lirica. L’evento è organizzato dall’associazione Cianove nell’ambiro del Festival delle Culture 2011. Info: 0544 591831, 347 7207068

Anteprima Festival: il 17 maggio in scena la Compagnia dei Rifugiati

Del rispetto della legge” è il titolo della spettacolo teatrale che andrà in scena martedì 17 maggio, alle 21 alle Artificerie Almagià di Ravenna (via dell’Almagià 2, Darsena di città). Si tratta di una sorta di lezione-spettacolo sul tema della giustizia messa in scena dalla Compagnia dei Rifugiati del Teatro dell’Argine di Bologna, una compagnia nata dal lungo lavoro laboratoriale con un gruppo di rifugiati politici provenienti da tutto il mondo. Al centro dello spettacolo diverse scene tratte dell’Antigone che si intracciano con le biografie stesse degli attori protagonisti. L’evento è organizzato dal progetto Sprar del Comune di Ravenna, in collaborazione con Emilia Romagna Terra d’Asilo, per promuovere la cultura dell’accoglienza in città e una riflessione sull’asilo politico. L’ingresso è gratuito.

Categories: comunicati stampa, teatro

Il Socrate d’Albania – Intervista con Mirush Kabashi

6 agosto 2009 1 commento

di Alban Trongu
tratto da AlbaniaNews
martedì 30 giugno 2009 21:44

Albanianews ha incontrato Mirush Kabashi, noto artista albanese, ospite al Festival delle Culture di Ravenna nella serata dedicata all’Albania. Attore di teatro e cinema, professore dell’arte dell’interpretazione, Kabashi vanta all’incirca 100 ruoli nel teatro, 20 da protagonista nel cinema, e alcuni premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. Negli ultimi anni ha messo in scena “La vera Apologia di Socrate” di Kostas Varnalis e “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano” di Erich-Emmanuel Schmitt, due opere letterarie che ha proposto al pubblico albanese come monodrammi. Lo abbiamo intervistato proprio per capire i motivi che l’hanno spinto a scegliere queste due opere e parlarci della società albanese e della condizione del teatro in Albania.

Lei è un artista molto noto per il pubblico albanese, considerato che i nostri lettori sono anche italiani, ci può raccontare qualcosa di se? Chi è l’artista Mirush Kabashi, quali sono i momenti più importanti della sua vita e perché ha scelto di diventare artista?

Credetemi, non c’è cosa più difficile per l’uomo quando deve raccontare di se, sarebbe più facile parlare di qualcun’altro. Brevemente, sono figlio di una famiglia albanese. Mio padre è kosovaro, originario di Gjakova, mia madre di Durazzo, entrambi molto attaccati all’educazione e all’istruzione dei figli. Un desiderio, o meglio, un sogno di quella regione d’Albania (il Kosovo ndr) che ha avuto la sfortuna di rimanere fuori dai confini albanesi e voleva istruire i suoi figli in scuole in lingua albanese. Ricordo che durante l’infanzia ero appassionato di teatro e film. Adesso sorrido quando mi viene in mente che un film, ad esempio, l’Amleto l’ho visto più di 15 volte nelle posizioni più svariate, nei cinema invernali ed estivi, comunque ho sempre avuto il desiderio di guardare film, ammirare e discutere sugli attori protagonisti.

Invece l’avvicinamento all’arte dell’interpretazione è stato casuale. Certe volte capitano miracoli nella vita. Sono il terzo figlio della mia famiglia e kabashiall’epoca, secondo un criterio assurdo, il terzogenito non poteva essere ammesso all’università se la frequentavano i primi due. Considerato che avevo partecipato in alcuni festival delle scuole medie superiori ed ero stato individuato come studente con una certa predisposizione a diventare attore, mi è stata data l’opportunità di accedere al concorso di ammissione. Era l’unica opportunità che avevo, o studiavo per diventare attore, o rinunciavo all’università. Mio padre non era molto entusiasta ma l’hanno convinto i due fratelli maggiori. Mi sono preparato e ho vinto il concorso. In accademia sono stato uno studente medio ma ho avuto la fortuna di lavorare con docenti e registi illustri albanesi come Pirro Mani.

Comunque la vera scuola artistica e teatrale l’ho fatto a Durazzo. Una parte degli attori anche se non avevano studiato in accademia, erano veri maestri della scena, persone con una passione straordinaria e un talento immenso. In teatro abbiamo avuto la fortuna di lavorare anche con un albano-italiano, Nikolin Xhoja, attore ormai scomparso. Non esagero se lo definisco un talento internazionale che non ha avuto l’opportunità di esprimere a pieno le proprie doti artistiche per via delle condizioni e dell’isolamento del paese. Mi ricordo un suo ruolo al Matrimonio di Gogol. Sono convinto che se lo interpretava al Teatro Bolshoi di Mosca, la critica russa si sarebbe inchinata di fronte alla meraviglia interpretativa che Xhoja faceva solo sulla base dell’intuizione. In teatro sono cresciuto come attore, ho passato molte vicissitudini come altri miei colleghi, e successivamente ho interpretato nei film e negli spettacoli teatrali. Posso dire con convinzione che non ho temuto o evitato mai il lavoro in qualsiasi condizione. Quando si tratta di interpretare e avere l’opportunità del contatto con lo spettatore non mi sono mai tirato indietro, al contrario mi sono messo al gioco con coraggio. L’ho dimostrato anche stasera al Festival nel ramo della recitazione.

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Voci nella preghiera – Ravenna Festival – mercoledì 17 giugno

Il Festival delle Culture sbarca al Ravenna Festival mercoledì 17 giugno in “Voci nella preghiera”. Dalla ore 21, nei giardini della straordinaria Basilica di San Vitale, le comunità ravennati di orgine straniera incontreranno grandi poeti, scrittori, musicisti, filosofi per unirsi nel canto comune della preghiera. Sotto la regia di Cristina Mazzavillani Muti interverranno Massimo Cacciari, Sœur Marie Keyrouz, Naseer Shamma, Tahar Lamri, Sidh, Hossein Mohammadzadeh.

dal catalogo di Ravenna Festival

“…c’è un luogo. Incontriamoci là. Partendo da un verso di Gialâl ad-Dîn Rûmî, probabilmente il più grande poeta mistico di tutti i tempi, “Voci nella preghiera” intende essere un momento di incontro e di ascolto (anche nel senso evangelico del termine) di voci in preghiera, estatiche, nelle quali si insinuano la parola e il pensiero del filosofo Massimo Cacciari. Parole e canti che avvolgono e trascinano in un turbine, come il vento del deserto.sanvitale_esterno_1110366567 Quel deserto da cui sono nate le tre grandi religioni del Libro che proprio qui, in quello che è uno dei luoghi più emblematici di una antica e ancora oggi possibile comunione tra oriente e occidente (San Vitale), si incontreranno assieme a genti, popoli, dispersi, etnie, ordini e congregazioni o semplici individui di buona volontà. In-canto di voci sparse che insieme si elevano per piegare l’orecchio di Dio.”

Ingresso libero

Sabato, 6 giugno 2009 – E shtune, Qershor 06, 2009

6 giugno 2009 2 commenti

AlbaniaF

Categories: incontri, musica, teatro Etichette: ,

L’Orpheline est une épine dans le pied – Oui ou non, avons-nous traversé la mer?

18 maggio 2009 1 commento

Ascoltami bene. Ti dirò una cosa: siamo stufi della visione dell’altra riva. Dei clichés, ecco. Dei clichés che vengono dall’altra riva. Della visione europeo-centrica. Ne abbiamo le tasche piene! Della visione di laggiù [...] A me, ciò che importa, è di dirmi e che tu mi dica, ecco. Possiamo parlarci?” - Parole sentite presso un libraio di Algeri.

Il Festival delle Culture si sposta alle Artificierie Almagià giovedì 4 giugno, alle ore 21, con “Oui ou non, avons-nous traversé la mer?”, uno spettacolo teatrale della compagnia marsigliese L’Orpheline est une épine dans le pied.

Il titolo dello spettacolo è preso in prestito dal romanzo Le Polygone étoilé  (1966) di Kateb Yacine, uno dei padri della letteratura contemporanea algerina. Ed è proprio sul rapporto tra Francia e Algeria, e ciò che ci sta in mezzo, il Mediterraneo, che la compagnia marsigliese ha costruito il proprio cambjxszxrlavoro teatrale. Un lavoro che parte da trascrizioni di colloqui tenutosi dalle due rive del Mediterraneo, da captazioni sonore, da video e da testi scritti per l’occasione, e che si articola tra documentario e poesia. In scena tre corpi: due attori e una cantante, due francesi e un algerino. Che dalle due sponde si interrogano. Che cosa trasportiamo, materialmente e simbolicamente, quando andiamo dall’altra parte? Come ci  guardiamo? Quali memorie implicite o esplicite il nostro linguaggio trascina? Quali luoghi per le nostre somiglianze? E per le nostre dissomiglianze? Insomma, che cosa abbiamo oggi da dirci?

L’ORPHELINE EST UNE ÉPINE DANS LE PIED è una compagnia associata ai Les Bancs Publics, luogo di sperimentazione culturale a Marsiglia. Da due anni sta sviluppando il progetto artistico SACS ET RESSACS (Sacchi e Risacche), legato agli sguardi incrociati provenienti da Marsiglia e da Algeri.

L’evento è organizzato con il contributo e la collaborazione di Associazione Culturale Italia-Francia, Fanny & Alexander, Ravenna Teatro, MeditaEuropa.

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Giovedì 4 giugno 2009 – ore 21

Artificerie Almagià – Via dell’Almagià 2 – Ravenna

L’Orpheline est une épine dans le pied con

Oui ou non, avons-nous traversé la mer?”

ingresso 5 euro

spettacolo in francese con sottotitoli in italiano

Un progetto di Julie Kretzschmar e Guillaume Quiquerez

Con: Samir El Hakim, Julie Kretzschmar, Emilie Lesbros e Benoît Paqueteau

Scenografia e scrittura: Guillaume Quiquerez

Immagini: Elsa Manant. Creazione luci: Benoît Paqueteau

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