Archivio

Archivio per la categoria ‘musica’

Original Rom Big Band: la banda del villaggio solidale

Tra gli ospiti in primo piano del Festival delle Culture venerdì, alle 21.30, suoneranno sul palco dell’Almagià La Banda del Villaggio Solidale.  Si tratta è un gruppo di musicisti rom della Romania con una storia molto particolare. È in fatti nata nel 2005 all’interno della Casa delle Carità di Milano all’interno di un gruppo di rom che erano stati sgomberati dal campo nomadi di via Capo Rizzuto. Otto componenti (due voci, fisarmoniche, violini, chitarra, basso e batteria) che hanno trovato nella Banda un modo per riscattarsi personalmente e per promuovere la ricca tradizione della musica rom e della tradizione rumena più in generale. La Banda del Villaggio Solidale ha realizzato il cd “Original rom big band”, ha partecipato a un film del duo comico Ale&Franz e ha tenuto oltre 200 concerti in tutta Italia partecipando a numerosi Festival tra cui il Festival dell’Economia di Trento, il Sing Sing Festival di Milano e il Festival biblico di Vicenza.

Nashy: «Senza radici si perde l’identità»

2 dicembre 2009 Lascia un commento

Intervista al giovane rapper ravennate figlio di immigrati angolani

di Monika Poznanska
tratto da Città Meticcia
ottobre 2009

Vivono tra due terre ma non appartengono a nessuna delle due. Sono italiani ma non del tutto, sono stranieri ma solo in parte. Sono giovani, giovanissimi figli di immigrati, nati e cresciuti in Italia. Sono i ragazzi della seconda generazione che non accettano di essere chiamati “extracomunitari”, “immigrati”, “stranieri”. Condividono il percorso di crescita con i coetanei italiani, hanno gli stessi problemi adolescenziali, ma spesso devono anche subire atti di pregiudizio, ignoranza e razzismo. Vivono situazioni di disagio ed emarginazione a volte più dolorose dei propri genitori. Invece vorrebbero solamente essere accettati per quello che sono, senza dover fare finta, vorrebbero poter essere orgogliosi dellea propria diversità e crescere serenamente. Hanno diritto a una piena cittadinanza, ma soprattutto hanno diritto ad avere opportunità pari a quelle dei ragazzi italiani. Hanno bisogno di un futuro, hanno bisogno del riscatto sociale anche per ricambiare i sacrifici fatti dai propri genitori.
Antonio Di Stefano, in arte Nashy, “italiano di colore che dà colore all’italiano”, appena diciassettenne, emergente rapper ravennate di origine angolana, è una delle voci di questa generazione. “Il negro ha parlato” e le sue parole fanno “più male che le ferite”. Attraverso la spoken word tira fuori quello che ha dentro, parla di sè, racconta la vita sua e quella di altri ragazzi, non esita a riferire il suo dolore, le sue ansie. Emoziona, perché, dice: «Le emozioni sono come le persone, diventano importanti solo quando si incontrano».
Antonio, come è avvenuto il tuo incontro con il Rap?
«Mio fratello maggiore ascoltava questo genere musicale. Allora avevo otto anni e non capivo niente di quello che sentivo, ma dall’espressione della voce, dal modo aggressivo di “parlare” intuivo che doveva essere qualcosa di cattivo. E “cattivo” era proprio quello che mi si addiceva di più in quel periodo. Quello che mi esprimeva. Contemporaneamente ho iniziato a scrivere, per lo più inventavo le storie per avere qualcosa da raccontare quando ritornavo a scuola dopo le vacanze. I miei compagni avevano tante cose da dire, io invece niente, noi in vacanza non ci andavamo mai. Piano, piano ho iniziato a buttare giù anche i testi di canzoni rap. Mi sono accorto che a scuola non avevo problemi a mentire e a inventare storie, ma nel rap riuscivo ad esprimere solamente quello che provavo».
Nel pezzo “Non ti piaccio” parli del malessere di essere trattato da straniero e del bisogno di sentirsi accettato…
«Ho scritto quella canzone alcuni anni fa. Da allora sono cresciuto un po’ e ho capito alcune cose. Ma per molti versi il testo è ancora molto attuale per me. Ancora oggi in alcune situazioni mi sento escluso, ma quando ero piccolo ci soffrivo di più. Ricordo quando le prof a scuola mi chiedevano “Ti senti italiano, Antonio?”. Io rispondevo di no e loro cercavano di convincermi: “Sì invece, tu sei italiano, sei nato qua, vivi qua!” e paradossalmente quando io stesso iniziavo a credere nelle loro parole, immancabilmente mi facevano un’altra domanda: “Antonio, quando vai nel tuo paese?”. Ma allora, qual è il mio paese secondo loro?»
L’Angola è il paese dei tuoi genitori, ci se mai stato?
«Purtroppo non ne ho avuto la possibilità. Ma andare a trovare la mia famiglia in Angola è un obiettivo che mi sono posto e conto di farlo appena riuscirò a permettermelo. Vedere e conoscere l’Angola è un pezzo di me che manca. Mi sono imposto di imparare la lingua dei miei, ascolto le storie che mi racconta mio padre. Ma so che non basta. Credo che la vera vita sia là dove ci sono le proprie origini. Mi dispiace quando vedo i ragazzi nati in Italia rinnegare il paese di provenienza dei genitori. Vogliono essere solo italiani e questo è sbagliato».
Non sei del tutto italiano ma non sei nemmeno angolano, visto che siamo nell’era della globalizzazione ti piace la definizione “cittadino del mondo”?
«In verità sono straniero in tutti posti dove vado. Questa è la mia condizione».
Si può cambiare il mondo con la musica?
«Io ci spero. Ci ha già provato Bob Marley in passato, ci hanno provato in tanti ma c’è ancora molto da fare. Secondo me la musica deve avere un significato, portare un messaggio. Per esempio, c’è una canzone di un rapper francese che solleva il problema della discriminazione e del pregiudizio: dice di come spesso i neri si lamenti del razzismo dei bianchi, ma non riflettono su cosa succede quando portano un bianco a casa loro. I genitori non son affatto contenti e parlano della tradizione da rispettare. Tra tradizione e pregiudizio non sempre la differenza è così netta».
Vuoi dire che il cambiamento deve essere reciproco?
«Il fatto è che dobbiamo iniziare da noi stessi».
Ravenna è città d’arte, del mosaico, del Ravenna Festival, ma che cosa propone ai giovani?
«Niente. A Ravenna non c’è niente per i giovani. Non abbiamo un punto di riferimento. I ragazzi non sanno dove andare. Abbiamo bisogno di un posto dove conoscerci e capire che non siamo poi tanto diversi tra di noi anche quando abbiamo un diverso colore della pelle o una religione diversa. Se ci fosse un posto dove andare sarebbe veramente bellissimo».
Quale è il tuo rapporto con i coetanei italiani?
«Siamo ancora molto distanti. Forse dove andiamo noi (ragazzi “stranieri”) loro non vanno e dove vanno loro noi non andiamo. Ma la questione torna sempre alla mancanza di un posto di ritrovo per i giovani. Non esiste un posto dove possiamo incontrarci tutti…»
Ai concerti tuoi e del tuo gruppo partecipano però molti ragazzi italiani.
«Sono tutti ragazzi che hanno imparato a conoscerci. Solo di recente siamo riusciti ad avere contatti, è una cosa bella e spero che continui così…»
Cosa ti auguri per il tuo futuro?
«Spero di crescere ancora molto e di trovare qualcuno che riesca a darmi un appoggio al livello musicale. Vorrei riuscire a vivere con quello che mi piace fare e vorrei trasmettere un messaggio a tutti i ragazzi come me, stranieri che sono cresciuti qua. Voglio far loro capire che noi un giorno prenderemo la cittadinanza italiana, a 18 anni diventeremo cittadini ma non dobbiamo perdere le nostre origini. Rifiutando le proprie radici si perde l’identità. Si diventa solo una maschera priva di contenuto».

Spartiti per Scutari Orkestra

di Darien Levani
tratto da AlbaniaNews
martedì 09 Giugno 2009 – 09:58

Bardh Jakova è una persona fortunata. Così, ci viene presentato l’ennesimo concerto, e non stento a crederci. Nipote di uno dei più grandi musicisti albanesi, Preng Jakova, il ragazzo è cresciuto di pane e musica.

Ed erano altri tempi, e per di più anche un altro paese dove la musica era Obbligo, Arte e Lavoro, e doveva anche diventare l’ennesima dimostrazione della potenza socialista contro quella degenerata decadente occidentale capitalista, fatta di chitarre elettroniche e altri strumenti del diavolo. Noi però avevamo la nostra, di musica, a differenza anche dei compagni yugoslavi, non sentivamo la necessita degli Who o degli Beatles.
E  il mezzo dubbio che mi viene ascoltando e che, chi sa che non avessero ragione, almeno per questa volta. È forse strano doversi trovare a Ravenna per riaprezzare la mia musica, per di più suonata da una ventina di stranieri, messi insieme da Bardh, un ragazzo gentile che incontriamo quasi distrutto dopo il concerto, ma che non per questo rinuncia ad un sorriso e a due chiacchere.

Martedì 7 luglio – T.P. Africa Ensemble live@Palazzo San Giacomo, Russi (RA)

Associazione culturale La Favela Chic
in collaborazione con: Comune di Russi e Africa Wallai Records
presenta

T.P. Africa Ensemble in concerto
concerto di musica malinke


Madya Diebate (Senegal) - kora, voceconcerto
Omar Suso (Gambia) - kora, voce
Naby Camara (Guinea) - balafon, voce

Martedì 7 luglio 2009, ore 21

Palazzo San Giacomo

Russi (Ravenna)

ingresso gratuito

info: 333.8560817

“È un’idea semplice, far suonare assieme i migliori musicisti africani residenti in Italia. In tal modo si può offrire buona musica dell’Africa a un prezzo ragionevole, perché portare musicisti dall’Africa costa caro, non c’è nessuna certezza di ottenere i visti necessari e in Italia non si riesce a trovare quasi nessuno disposto ad imbarcarsi in una simile impresa.” da T.P. Africa, continua a leggere

link utili:
la favela chic
borguez
t.p.africa

Voci nella preghiera – Ravenna Festival – mercoledì 17 giugno

Il Festival delle Culture sbarca al Ravenna Festival mercoledì 17 giugno in “Voci nella preghiera”. Dalla ore 21, nei giardini della straordinaria Basilica di San Vitale, le comunità ravennati di orgine straniera incontreranno grandi poeti, scrittori, musicisti, filosofi per unirsi nel canto comune della preghiera. Sotto la regia di Cristina Mazzavillani Muti interverranno Massimo Cacciari, Sœur Marie Keyrouz, Naseer Shamma, Tahar Lamri, Sidh, Hossein Mohammadzadeh.

dal catalogo di Ravenna Festival

“…c’è un luogo. Incontriamoci là. Partendo da un verso di Gialâl ad-Dîn Rûmî, probabilmente il più grande poeta mistico di tutti i tempi, “Voci nella preghiera” intende essere un momento di incontro e di ascolto (anche nel senso evangelico del termine) di voci in preghiera, estatiche, nelle quali si insinuano la parola e il pensiero del filosofo Massimo Cacciari. Parole e canti che avvolgono e trascinano in un turbine, come il vento del deserto.sanvitale_esterno_1110366567 Quel deserto da cui sono nate le tre grandi religioni del Libro che proprio qui, in quello che è uno dei luoghi più emblematici di una antica e ancora oggi possibile comunione tra oriente e occidente (San Vitale), si incontreranno assieme a genti, popoli, dispersi, etnie, ordini e congregazioni o semplici individui di buona volontà. In-canto di voci sparse che insieme si elevano per piegare l’orecchio di Dio.”

Ingresso libero

Mercoledì 10 giugno: IO NON RESPINGO

Manifestazione nazionale a Roma e oltre 50 appuntamenti in tutta Italia per dire no ai respingimenti. Promossi dall’osservatorio sulle vittime delle migrazioni FORTRESS EUROPE.

Per rispondere alla visita di Gheddafi in Italia abbiamo lanciato un appello di mobilitazione nazionale, per dire no ai respingimenti e al Trattato Italia-Libia. La risposta è stata altissima. Dal 10 al 20 giugno, la rete spontanea nata intorno a “Fortress Europe”, a “Come un uomo sulla terra” e all’associazione Asinitas Onlus, è riuscita ad organizzare 55 eventi in 35 città italiane per dire “Io non respingo”. Maroni prenda nota. È il benvenuto che una parte sana dell’Italia riserva alla visita del dittatore libico Gheddafi. Manifestazioni, presìdi, dibattiti e proiezioni del film. Da Cagliari a Milano, da Agrigento a Varese. Conosciamo quale destino attende gli emigranti e i rifugiati respinti al largo di Lampedusa e imprigionati in Libia. E non possiamo rimanere indifferenti

A coronamento di tutto ciò, abbiamo indetto una grande manifestazione il 10 giugno a Roma in Piazza Farnese. A partire dalle 18:00, proprio nelle stesse ore in cui Gheddafi sarà ricevuto dal premier a Palazzo Chigi. Alterneremo reading di testimonianze sulla Libia a poesie, intermezzi musicali a momenti di informazione e di riflessione. Ci saranno Ascanio Celestini, Andrea Satta, il coro multietnico Casilino 23, Moni Ovadia, Andrea Pandolfo, Monserrat, Igiaba Scego, gli studenti della scuola di italiano Asinitas e altri scrittori, giornalisti, e attori teatrali. Fortress Europe mostrerà al pubblico le foto scattate nei campi libici. Sempre in piazza Farnese, alle 21.00 proietteremo all’aperto il documentario “Come un uomo sulla terra”, con la presenza degli autori. All’iniziativa ha aderito Amnesty International – sezione italiana.

 Il sit-in e la raccolta delle firme per la petizione sulla Libia, inizieranno a partire dalle 16:00, con un’iniziativa promossa dalle scuole di italiano Asinitas Onlus, Associazione Comboniana Servizio Emigranti, Insensinverso, Cotrad Didattica Teatro, Focus Casa dei Diritti Sociali, Di 28 ce n’è 1. 

Questa e-mail arriverà a 30.000 persone in tutta Italia. Chiediamo ad ognuno di voi di partecipare numerosi a queste giornate di mobilitazione, nate in modo spontaneo da una ricca rete di associazioni e individui che resistono quotidianamente all’imbarbarimento della civiltà giuridica e umana di questo paese.

La campagna IO NON RESPINGO è promossa da Fortress Europe, dall’associazione Asinitas Onlus, dagli autori di “Come un uomo sulla terra” (Andrea Segre, Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer). Per aderire alla campagna: gabriele_delgrande@yahoo.it

Per maggiori informazioni http://fortresseurope.blogspot.com 

Sabato, 6 giugno 2009 – E shtune, Qershor 06, 2009

6 giugno 2009 2 commenti

AlbaniaF

Categories: incontri, musica, teatro Etichette: ,

INOKI live@Almagià, Ravenna, 05 giugno 2009

Inoki, nato Fabio Ballarin 30 anni fa a Ostia, è una delle figure di spicco della scena Hip Hop italiana. Ha al suo attivo già 8 album, di cui uno con la Warner Bros (Nobiltà di strada, 2007).

Fin da piccolo amante dell’arte di strada e degli Assalti Frontali si trasferisce a Bologna nel ’95 dove inizia a frequentare la scena hip hop locale come writer usando il nome di Enok. Stringe amicizia con il breaker e rapperinoki&gora Gianni KG e il writer Paniko con i quali fonda il collettivo hip hop inoki&gora“PMC” (“Porzione Massiccia Crew”). Da qui le prime esperienze dal vivo. Poi inoki&goracon il rapper Joe Cassano fonderà i Flick Flack Mob. Dopo aver collaborato anche in un brano di Friz Da Cat arriva nel 2001 il primo album, 5° Dan. Poi Demolizione 2 (2002) e altri tre album prima di approdare alla Warner. Inoki è stato il primo a sperimentare il crossover tecno-rap in un rave-tour con Lou Chano dei Tekno Mobil Squad nel 2003.

Nel 2007 ha realizzato anche un programma radiofonico underground, “Street Kingz”, su Radio Fujiko 103.1 fm, che è stato ripreso nel 2009 con il titolo “Brenstation”.

Sabato 30 maggio – Wes Madiko e les J. Mako in concerto

26 maggio 2009 2 commenti

Il Festival delle Culture di Ravenna parte alla grande sabato 30 maggio (Giardini Pubblici, via Santi Baldini, ore 19) con il concerto di Wes Madiko e Les J. Mako. L’evento è promosso dall’associazione Terzo Mondo che vuole non solo regalare al pubblico italiano grandi artisti originari del Camerun, ma anche conivolgere la cittadinza nel progetto di cooperazione “Ci siamo anche noi”, con cui vengono raccolti per l’orfanotrofio “Mains dans le main” di Douala così come per contribuire alla ristrutturazione del municipio della più grande città del Camerun.

Wes Madiko è nato a Motaba nel 1964 ed è cresciuto in mezzo alla musica e alla filosofia animista Bantu. Oggi vive negli Stati Uniti ed è un artista di wes_madikofama internazionale anche grazie alla sua partecipazione a diverse colonne sonore (tra cui i film di animazione Il Re Leone II e La Famiglia della giungla) e per aver interpretato l’inno dei Mondiali di Francia 2008, I Love Football. Il suo primo album per una major, la Sony France, è Welenga del 1998, frutto della collaborazione con i Deep Forest di Michel Sanchez, con i quali Wes aveva girato il mondo in un tour di grande successo. Welenga, grazie anche a hit di successo come Alane e Awa Awa, frutterà a Wes Madiko un World Musica Award come album africano di maggior successo del ’98 (un milione di copie vendute). Ottime le vendite anche per il successivo album di Wes, Sinami (The Memory), del 200o, in cui il cantante camerunense duetta con leggende del calibro di Tina Turner e Cher. Dopo essersi dedicato scrittura della propria bibliografia Wes Madiko è attualmente impegnato nella ralizzazione del suo nuovo album.

Les J Mako, i gemelli Makò, sono due cantanti del Camerun nati a Doualà negli anni settanta. Sono tra i principali esponenti della rinascita della Makossa, genere che ha avuto tra i suoi massimi esponenti Manu Dibango.

Il concerto di Wes Madiko e Les J. Mako sarà preceduto da una esibizione di danze nigeriane, la Ekpo Dance curata dai Lovers Brothers, e da una incursione dei giovani rapper italo-stranieri Nashy&Incubo

L’evento è organizzato in collaborazione con: Comune di Ravenna, Gruppo Consar, Compagnia Portuale, Rappresentanza dei cittadini stranieri, Cgil, Cisl, Uil, Cmc, CoopAdriatica, Daphne, Gruppo Hera, Consorzio Ravennate, Ravenna Solidarietà, Provincia di Ravenna.

L’ingresso alla serata è a offerta libera

Info: 328 1455130

ilterzomondo@yahoo.it

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 32 other followers