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Archivio per la categoria ‘incontri’

Anteprima Festival: 2 giugno, festa della Repubblica a Lido Adriano

Giovedì 2 giugno 2011 al Cisim (ex centro internazionale studi e insegnamenti mosaico), in viale Parini 48 a Lido Adriano, si festeggia la Repubblica italiana in una giornata organizzata da  Il Lato Oscuro della Costa, Cooperativa Libra in collaborazione con Nobodaddy /Ravenna Teatro e il Festival delle Culture.

17.30 Incontro pubblico. Intervengono:  Maurizio Maggiani  (scrittore)  Racconti di guerre e di speranze – Tahar Lamri (scrittore) La Repubblica nera di Haiti e la Dichiarazione universale dei diritti umani

19.30 – cena in cortile (si consiglia la prenotazione)

21.00 – Il Teatro delle Ariette presenta il film documentario I sogni di Lido Adriano. Progetto di Paola Berselli e Stefano Pasquini, immagini e montaggio video di Stefano Massari. Con i cittadini di Lido Adriano.

Ingresso gratuito

“Vogliamo raccontare i fatti per cambiare il sentire comune”

 
Intervista a Gabriele Del Grande sulla frontiera libica, i respingimenti e le vittime del Mediterraneo
 
di Francesco Bernabini
  
da Città Meticcia – giugno 2009
 
Creatore del più vasto archivio giornalistico sulle vittime delle migrazioni, Fortress Europe, Gabriele Del Grande è stato ospite del Festival delle Culture di Ravenna. Il 5 giugno, per un’ora, in un dialogo con Giuseppe Faso, ha fatto in pubblico il suo lavoro di giornalista. Ha raccontato fatti. Fatti come le oltre 14mila persone morte negli ultimi dieci anni nel tentativo di raggiungere l’Europa, come la vendita di esseri umani ai trafficanti da parte della polizia libica, come i pescatori arrestati per aver tratto in salvo dei “clandestini”, o i pescatori che lasciano affogare dei “clandestini” per paura di essere arrestati, o le inumane condizioni delle carceri libiche per migranti che lui stesso ha visitato, o le violenze subite da uomini e donne, sempre in Libia, a lui personalmente raccontate.

Abbiamo ricontattato Gabriele Del Grande l’11 giugno, in occasione delle visita di Gheddafi a Roma. Fortress Europe è infatti il promotore, insieme ad Asinitas onlus e agli autori del film Come un uomo sulla terra (proiettato a Ravenna, ai giardini Speyer, il 3 giugno), della campagna nazionale “Io non respingo” contro il trattato Italia-Libia che si è tenuta dal 10 al 20 giugno.

Perché una mobilitazione contro la visita di Gheddafi?
Siamo partiti dalla documentazione raccolta da noi ed altre organizzazioni su quanto succede a chi viene respinto in Libia una volta intercettato nel Canale di Sicilia: stupri, pestaggi, torture operati dalla polizia libica nei campi di detenzione per chi è senza documenti, in parte finanziati dall’Italia e dall’Unione Europea. Questo è ciò che si nasconde dietro al trattato Italia-Libia. E per questo abbiamo chiesto a più associazioni e persone possibili di manifestare il proprio dissenso, in tutta Italia, sotto un unico slogan: Io nonbanner-respinti respingo. La risposta è stata ottima, con oltre un centinaio di iniziative in tutto il paese. Un numero importante perché mette in evidenza l’esistenza di una rete, una rete che esiste da tempo ma di cui gli stessi nodi non erano consapevoli di esserne parte. La stessa rete che ci ha permesso di organizzare oltre 250 eventi in due anni tra proiezioni di Come un uomo sulla terra e presentazioni di libri (Del Grande è autore di Mamadou va a morire, ndr).

Quindi c’è un forte tessuto civile, capace di mobilitarsi, ma allo stesso tempo tanta “gente” va in un’altra direzione, non vuole gli immigrati ed è favorevole ai respingimenti…
La gente si lascia trasportare da un clima politico e da un razzismo istituzionale che pervade il senso comune e che trova legittimità nella disinformazione. Noi speriamo che il sentire comune inizi a cambiare di fronte ad un’analisi di realtà. Noi vogliamo raccontare alle persone semplicemente la realtà, con un linguaggio che parta dalle storie delle persone, dalle singole esperienze. Oggi il vero deficit è che continua a mancare un appoggio politico. Noi possiamo denunciare le cose più aberranti e continuare allo stesso tempo a non avere nessun tipo di appoggio politico, né a livello nazionale né a livello europeo. Nessuno che si schieri politicamente per far contare queste notizie a livello decisionale. Del resto lo stesso governo Prodi firmò l’appello con la Libia e il Pd rivendica la paternità dei respingimenti in mare.

Tra l’altro gli stessi dati del Ministero dell’Interno parlano chiaro: chi arriva per mare rappresenta solo una minima parte degli ingressi irregolari.
Nonostante le leggi sull’immigrazione e i controlli militari, di fatto le frontiere sono già aperte. L’Europa gioca sull’immaginario collettivo: da anni ci raccontano che siamo circondati da 4 miliardi di straccioni pronti ad invaderci e per questo dobbiamo sorvegliare le nostre frontiere. La realtà non è così. La realtà è fatta di tante individualità che cercano di emigrare per cercare lavoro, e di tante altre che fuggono da guerre e persecuzioni. Solo una minima parte di queste parte per l’Europa. E nella maggior parte dei casi chi vuol venire in Europa in un modo o nell’altro ci arriva. Chi ha più soldi si compra un visto per turismo, chi ne ha meno si affida ai trafficanti e arriva per mare. Del resto praticamente non esiste un modo regolare per venire a vivere qua. Una volta giunti in Europa si fa finta di niente. Non c’è modo per regolarizzarsi. Quindi non si può godere dei diritti e ci si può sottrarre ai doveri. Bisogna ragionare su un’apertura e una gestione razionale della mobilità delle persone. Chi giunge in Europa deve avere la possibilità di regolarizzarsi. Tutti ne trarrebbero vantaggio.

All’interno di questo quadro è evidente che l’informazione gioca un ruolo centrale nella costruzione dell’immaginario collettivo anche rispetto all’immigrazione. Quanto è difficile oggi fare informazione?
Oggi sarebbe facilissimo informare, soprattutto grazie alle tecnologie a basso costo. In realtà il primo problema è l’autocensura degli stessi giornalisti intesa come quel meccanismo per cui l’ignoranza viene riversata in un servizio giornalistico. Un nodo problematico è nelle redazioni, dove dovrebbe essere organizzato il lavoro giornalistico. Non viene dato il tempo di lavorare sulle cose. Bisogna produrre una certa quantità di notizie e così la qualità, l’inchiesta, l’approfondimento, la verifica dei dati saltano completamente. La maggior parte dei giornalisti lavorano distrattamente, in modo superficiale, frettoloso e così si perde completamente la notizia. Allo stesso tempo si commette l’errore di inseguire la politica. Si insegue l’agenda politica. Se alla Camera si discute del Pacchetto Sicurezza e si dice che l’immigrato è pericoloso le redazioni cercheranno notizie di immigrati che hanno in quel giorno commesso dei reati e sicuramente li troveranno. Perché si collega a ciò che ha dichiarato il politico. È un esercizio della dimostrazione dell’ovvio, la dimostrazione di quello che viene dichiarato preventivamente dal politico. Dovrebbe essere l’inverso. Il giornalismo che racconta la realtà e detta l’agenda e la politica che è chiamata a rispondere a ciò che viene denunciato sulla stampa.

Tornando ai respingimenti. Tu hai visitato tutti i paesi della sponda meridionale del Mediterraneo. Esiste una differenza fra gli Stati che hanno aderito alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e quelli che non l’hanno ancora sottoscritta?
La Libia è l’unico Stato fra quelli che ho visitato che non aderisce alla Convenzione di Ginevra. Però ha firmato la Convenzione dell’Unione Africana sui rifugiati che dovrebbe essere ancora più impegnativa. La differenza in realtà la fanno i regimi. L’esistenza o meno dello Stato di Diritto. L’Egitto, per esempio, ha firmato la convenzione di Ginevra, ma da quando c’è Mubarak sono camion5sempre in stato di emergenza. Lì la legge la fa la polizia. I tribunali non contano nulla. Non esistono dei limiti se si tratta di arrestare qualcuno che è immigrato illegalmente, di mantenerlo in detenzione per mesi o anni, di sparare a vista lungo la frontiera. Tutto ciò avviene perché nessuno risponde delle proprie azioni. Ogni paese fa caso a sé. Anche paesi nell’Ue, come la Grecia o Cipro, hanno dei livelli molto bassi di rispetto dei diritti umani. E sono proprio quei paesi in cui terminano le rotte dei profughi afgani, iraqeni o curdi.

Quindi l’unico problema non è quello di avere o meno sottoscritto la Convenzione di Ginevra o di ospitare l’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati…
Il discorso è più complesso. In Libia c’è l’Acnur che intervista molti profughi e che concede anche il riconoscimento dello status di asilo politico. Ma i documenti rilasciati dall’Acnur i poliziotti libici non li riconoscono. Nella maggior parte dei casi un rifugiato politico fermato in Libia viene incarcerato e poi espulso. Nei centri di detenzione amministrativa si può rimanere anche per due o tre anni. Dipende dai tempi di identificazione. Alla fine in Libia non fa quasi nessuna differenza essere riconosciuto rifugiato o meno. A Tripoli l’Acnur ha accesso ad alcuni campi di detenzione e riesce a fare un lavoro di riduzione del danno. Portano dentro medicine, vestiari, viveri. Questo però succede solo al nord. Al sud non ha accesso nessuno. Per arrivare ai centri di detenzione di Kufra ci vogliono due giorni di viaggio. Non è stato mai visitato da nessun organismo internazionale. Lì la gente muore in continuazione a causa delle violenze e delle condizioni sanitarie. L’Italia non può far finta di niente. Se ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra deve anche applicarla, perché è anche un obbligo dal punto di vista giuridico.

20 giugno – Giornata mondiale del rifugiato a Ravenna

Il 20 giugno, sabato, i richiedenti asilo e rifugiati di Ravenna, insieme ai membri del Centro sociale la Quercia e ai rappresentanti dei cittadini stranieri di Ravenna (e a tutte le persone italiane e straniere che vorranno partecipare)celebreranno insieme la Giornata mondiale del rifugiato con una cena afro-romagnola seguita da musica e parole.

Dove: Centro sociale La Quercia (open air), Piazza Medaglie d’Oro (Ravenna)

Cena ore 20.00

Menù

Garganel cun e ragù ad varduri – Garganelli con il sugo di verdure

Boulette de viande au piment – Polpette di carne bovina speziata

Planteins Fries – Platani fritti (banane salate)

Igname Fries avec le mouton – Igname fritto con montone

Bignè de Maïs – Bignè di Mais

Brouchette de viande au piment – Spiedini di vitello speziati

Poisson braisé – Pesce alla brace

Poulet rôti avec pommes de terre – Pollo arrosto con patate

Plat légumes avec cous cous algerienne – Piatto a base di legumi accompagnato da cous cous algerino

Oeuf brisé – Uova bollite

Par finì: na bela insalèda – Insalatona.

E pù cafè e ‘maza-cafè

Nel dopocena: informazione, poesie, canti e infine…

Afro-disco con il dj Adam, specialità Makossa

Un evento organizzato da: associazione Città Meticcia, Centro Sociale la Quercia, in collaborazione con Sprar Ravenna, Comune di Ravenna, Rappresentanza dei cittadini stranieri di Ravenna, Compost Creativo, Casa delle Culture, Progetto regionale asilo.

Per partecipare alla cena è obbligatoria la prenotazione via mail: c.meticcia@racine.ra.it

Quota 10 euro. Posti limitati.

Il dopocena è aperto a tutti.

Voci nella preghiera – Ravenna Festival – mercoledì 17 giugno

Il Festival delle Culture sbarca al Ravenna Festival mercoledì 17 giugno in “Voci nella preghiera”. Dalla ore 21, nei giardini della straordinaria Basilica di San Vitale, le comunità ravennati di orgine straniera incontreranno grandi poeti, scrittori, musicisti, filosofi per unirsi nel canto comune della preghiera. Sotto la regia di Cristina Mazzavillani Muti interverranno Massimo Cacciari, Sœur Marie Keyrouz, Naseer Shamma, Tahar Lamri, Sidh, Hossein Mohammadzadeh.

dal catalogo di Ravenna Festival

“…c’è un luogo. Incontriamoci là. Partendo da un verso di Gialâl ad-Dîn Rûmî, probabilmente il più grande poeta mistico di tutti i tempi, “Voci nella preghiera” intende essere un momento di incontro e di ascolto (anche nel senso evangelico del termine) di voci in preghiera, estatiche, nelle quali si insinuano la parola e il pensiero del filosofo Massimo Cacciari. Parole e canti che avvolgono e trascinano in un turbine, come il vento del deserto.sanvitale_esterno_1110366567 Quel deserto da cui sono nate le tre grandi religioni del Libro che proprio qui, in quello che è uno dei luoghi più emblematici di una antica e ancora oggi possibile comunione tra oriente e occidente (San Vitale), si incontreranno assieme a genti, popoli, dispersi, etnie, ordini e congregazioni o semplici individui di buona volontà. In-canto di voci sparse che insieme si elevano per piegare l’orecchio di Dio.”

Ingresso libero

Mercoledì 10 giugno: IO NON RESPINGO

Manifestazione nazionale a Roma e oltre 50 appuntamenti in tutta Italia per dire no ai respingimenti. Promossi dall’osservatorio sulle vittime delle migrazioni FORTRESS EUROPE.

Per rispondere alla visita di Gheddafi in Italia abbiamo lanciato un appello di mobilitazione nazionale, per dire no ai respingimenti e al Trattato Italia-Libia. La risposta è stata altissima. Dal 10 al 20 giugno, la rete spontanea nata intorno a “Fortress Europe”, a “Come un uomo sulla terra” e all’associazione Asinitas Onlus, è riuscita ad organizzare 55 eventi in 35 città italiane per dire “Io non respingo”. Maroni prenda nota. È il benvenuto che una parte sana dell’Italia riserva alla visita del dittatore libico Gheddafi. Manifestazioni, presìdi, dibattiti e proiezioni del film. Da Cagliari a Milano, da Agrigento a Varese. Conosciamo quale destino attende gli emigranti e i rifugiati respinti al largo di Lampedusa e imprigionati in Libia. E non possiamo rimanere indifferenti

A coronamento di tutto ciò, abbiamo indetto una grande manifestazione il 10 giugno a Roma in Piazza Farnese. A partire dalle 18:00, proprio nelle stesse ore in cui Gheddafi sarà ricevuto dal premier a Palazzo Chigi. Alterneremo reading di testimonianze sulla Libia a poesie, intermezzi musicali a momenti di informazione e di riflessione. Ci saranno Ascanio Celestini, Andrea Satta, il coro multietnico Casilino 23, Moni Ovadia, Andrea Pandolfo, Monserrat, Igiaba Scego, gli studenti della scuola di italiano Asinitas e altri scrittori, giornalisti, e attori teatrali. Fortress Europe mostrerà al pubblico le foto scattate nei campi libici. Sempre in piazza Farnese, alle 21.00 proietteremo all’aperto il documentario “Come un uomo sulla terra”, con la presenza degli autori. All’iniziativa ha aderito Amnesty International – sezione italiana.

 Il sit-in e la raccolta delle firme per la petizione sulla Libia, inizieranno a partire dalle 16:00, con un’iniziativa promossa dalle scuole di italiano Asinitas Onlus, Associazione Comboniana Servizio Emigranti, Insensinverso, Cotrad Didattica Teatro, Focus Casa dei Diritti Sociali, Di 28 ce n’è 1. 

Questa e-mail arriverà a 30.000 persone in tutta Italia. Chiediamo ad ognuno di voi di partecipare numerosi a queste giornate di mobilitazione, nate in modo spontaneo da una ricca rete di associazioni e individui che resistono quotidianamente all’imbarbarimento della civiltà giuridica e umana di questo paese.

La campagna IO NON RESPINGO è promossa da Fortress Europe, dall’associazione Asinitas Onlus, dagli autori di “Come un uomo sulla terra” (Andrea Segre, Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer). Per aderire alla campagna: gabriele_delgrande@yahoo.it

Per maggiori informazioni http://fortresseurope.blogspot.com 

Davide Reviati, Morti di sonno, live@Almagià

7 giugno 2009 5 commenti

Ultima serata all’Almagià per il Festival delle Culture. Si parte alle 20 con la presentazione di Morti di Sonno, la graphic novel di Davide Reviati appena pubblicata dalla Coconino. Davide Reviati dialogherà con Viola Giacometti e Angela Longo.

L’intervista a cura di Alessandro Fogli, da Ravenna&Dintorni (04.06.09)

Morti di sonno (Edizioni Coconino Press) è l’intenso e poetico romanzo a fumetti di Davide Reviati. Le storie di un gruppo di ragazzini di provincia, figli di operai, cresciuti all’ombra minacciosa del Petrolchimico: tra sogni, speranze, paure e interminabili partite di calcio. Un romanzo di formazione duro e intenso, poetico e struggente. Una graphic novel sul filo della memoria, che affronta con una narrazione cruda ed efficace temi come le morti bianche e la tossicodipendenza.
Reviati, quanto tempo le è occorso per completare Morti di sonno?
«Il lavoro è stato realizzato in un anno, però è una storia a cui stavo pensando da tanto tempo, perché è legata al villaggio Anic, il quartiere in cui ho sempre vissuto».
In che misura la sua vita fa parte della narrazione?
«La storia è dichiaratamente autobiografica ma non è un’autobiografia vera e propria. Ho lavorato molto sulla mia memoria e quella degli altri, ma per MortiDiSonno.cop.esec.FH11far venir fuori la verità occorre paradossalmente rimaneggiare e stiracchiare la memoria, che non è una mera serie di fatti e di ricordi. Insomma per arrivare alla verità occorre un artificio».
Cosa voleva raccontare con la sua graphic novel, qual era il messaggio che le premeva di più trasmettere?
«In realtà quello che volevo esattamente fare quando ho cominciato, non lo so. Però so cosa non volevo fare, ossia un “amarcord”, un “come erano belli i tempi andati” o un “come eravamo felici”. Insomma non volevo fare di questo lavoro un ricordo agiografico di un’età dell’oro. Ci tenevo a parlare della generazione degli anni ’70 e ’80, e di temi come la droga, l’Aids. Ci tenevo a ricordare, perché oggi c’è un’ansia di rimozione diffusa, anche al villaggio Anic. Però io abito ancora lì, e vedere oggi questa voglia di rimozione fa male; è come se ci fosse una fretta spasmodica di nascondere sotto il tappeto la polvere del tempo».
Uno spaccato di una generazione, insomma…
«Volevo dare una testimonianza di un periodo che ha avuto i suoi lati bui, ma nella quale c’era un’ansia vitale molto forte, che poi fatalmente si incanalava in un’autodistruzione, in un ribellismo quasi fine a se stesso che non aveva gli strumenti per capire dove direzionare una vitalità a tratti strabordante. La trovo una generazione simbolica di una dato sociale che non vedo più oggi. Quello che noto ora da osservatore esterno è un po’ un lasciarsi vivere, un accettare le regole imposte da qualcun altro – i modelli estetici, sociali. La trasgressione c’è ancora ma è un po’ come se fosse controllata. In questo senso i borderline, quelli che si giocano tutto, mi risultano più interessanti da indagare. Dunque mi sembrava utile, proprio in questo momento, ricordare la generazione descritta in Morti di sonno».
La storia, per come è disegnata e scritta, è perfettamente bilanciata tra la semplicità e la profondità. È stato deciso a priori o alla fine si è ritrovato un racconto così?
«Ho lavorato a questa storia con un sacco di suggestioni in mente, di ricordi, di appunti disarticolati, sparsi per le agende che mi porto sempre dietro, e non avevo una sceneggiatura prestabilita, procedendo di capitolo in capitolo, per avere un controllo a colpo d’occhio dell’insieme. Ho improvvisato molto, a volte partendo da un piccolo spunto a volte senza avere nulla in mente, ma questo probabilmente fa parte della mia natura, non riesco a lavorare se non partendo da un po’ di confusione. Questo però ha dei pregi, perché, se sei fortunato, si riesce a conservare una certa freschezza nel raccontare, una certa genuinità, ma anche dei difetti, come l’ansia perenne o il dover rimaneggiare la storia a ritroso per darle un filo che la tenga insieme. Che ne sia saltato fuori un racconto profondo mi rende davvero felice».

Sabato, 6 giugno 2009 – E shtune, Qershor 06, 2009

6 giugno 2009 2 commenti

AlbaniaF

Categories: incontri, musica, teatro Etichette: ,

sabato 6 giugno – La comunicazione in una società multiculturale

Ultimo convegno al Festival delle Culture, dal titolo ”La comunicazione in una società multiculturale” (Sala D’Attorre Via Ponte Marino – Ravenna Centro). Sarà un’intera giornata dedicata al dibattito e al confronto sul tema della comunicazione interculturale. Per informare e riflettere sulla valorizzazione della diversità e la necessità di superamento degli stereotipi nell’informazione sull’immigrazione e condividere e confrontare esperienze e metodologie di lavoro.

Ore 10.00 – 13.00

Apertura dei lavori: Fabrizio Matteucci – Sindaco di Ravenna

La comunicazione interculturale in Regione: Il Protocollo sulla comunicazione e la rete MIER

Barbara Burgalassi, Regione Emilia Romagna

Raffaella Sutter, Comune di Ravenna

Franck Viderot – Città Meticcia / Rete Mier

La rappresentazione dell’immigrazione nei media: dibattito e iniziative in Italia ed Europa

Anna Meli – Cospe

Nelson Bova – RAI

Giusepe Faso – Centro interculturale empolese Valdelsa

Tavola rotonda con i caporedattori di quotidiani e settimanali locali

Modera Gerardo Bombonato, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti ER

Ore 14.30 – 17.00

Festeggiamo i 10 anni di Bota Shqiptare

Darien Levani di Albania News e Roland Sejko, direttore di Bota Shqiptare in una intervista doppia

La comunicazione interculturale è giovane!

I video e gli spot della rete ToghetER Il progetto “Pillole di identità” e i video de “I Colori della musica” della Cooperativa Comunità Aperta

Le esperienze dei giornalisti di seconda generazione tirocinanti del progetto Geco

Modera Sun Wen Long (Associna)

Categories: incontri

2 giugno – FESTA DELLA REPUBBLICA A LIDO ADRIANO

Martedì 2 giugno il Festival delle Culture è a Lido Adriano, in una giornata organizzata da Ravenna Teatro insieme alla Cooperativa Libra, al Comune di Ravenna e alla Pro Loco di Lido Adriano.

Location

C.I.S.I.M. Centro Internazionale Studi Insegnamento Mosaico (viale Parini 48, Lido Adriano, Ravenna)

ore 10 – ESSERE FUORI LUOGO, FARSI LUOGO

Incontro-dibattito

saluti e accoglienza: Gianni de Lorenzo (Pro loco Lido Adriano), Alberto Cassani (Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna)

introduce: Luigi Dadina (attore del Teatro delle Albe)

guida: Goffredo Fofi (direttore della rivista “Lo Straniero”)

intervengono:

Marco Martinelli (regista e drammaturgo del Teatro delle Albe), Farsi luogo a Scampia

Mandiaye N’Diaye (attore del Teatro delle Albe e direttore di Takku Ligey Theatre), Un Teatro sorge in mezzo alla savana

Lucio Nardi e Andrea De Eccher (architetti), Progetto culturale e paesaggistico per Lido Adriano

Marisa Biondi (psicologa cooperativa Libra), Il paese segreto: corpi e menti adolescenti

Laura Gambi (presidente cooperativa Libra, scrittrice), Lido Adriano, porta d’oriente

ore 14 – PRANZO CON PRESENTAZIONE DEI PIATTI a cura delle mamme di Lido Adriano

ore 18 – LIDO ADRIANO FRA VIDEO-ARTE E FOTOGRAFIA

dialogo fra gli artisti Yuri Ancarani e Filippo Molinari, Viola Giacometti (curatrice d’arte contemporanea) e Serena Simoni (storica dell’arte)

ore 18.30 – Presentazione delle opere VOLEVO FARE IL GIRO DEL MONDO E SONO ANDATO A LIDO ADRIANO di Yuri Ancarani
proiezione dei video: lido adriano 12 km per sentirti lontano, ip op,
aranci*mantra, in god we trust, made in italy

IO STO SEMPRE IN CASA
mostra fotografica di Filippo Molinari 

PROGETTO PER UN TEATRO E UN CENTRO SOCIALE A LIDO ADRIANO di Lucio Nardi e OP Architetti Associati

Location

Centro Polivalente Agorà (viale Tasso 1, Lido Adriano)

ore 21 IL LATO OSCURO DELLA COSTA in concert

ingresso gratuito

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