20 giugno: cibi dal mondo e lanterne luminose per la giornata mondiale del rifugiato
Anche a Ravenna si celebra la Giornata mondiale del Rifugiato, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 2000 per ricordare la condizione di milioni di persone in tutti i continenti costrette a fuggire dai loro Paesi e dalle loro case a causa di persecuzioni, torture, violazioni di diritti umani, conflitti. E così, dalle 10 alle 18 di oggi, lunedì 20 giugno, sarà allestito uno stand informativo in Piazza del Popolo con materiale dell’Unhcr e una serie di libri a tema, mentre alle 20 ci sarà una cena multietnica al Centro giovani Quake (via Eraclea 25) preparata da (e in compagnia di) le rifugiate e i rifugiati politici del progetto Sprar di Ravenna. Sarà un momento di convivialità e conoscenza condito da piatti dall’Afghanistan, Somalia, Nigeria, Camerun, Kenya. La prenotazione è obbligatoria (338 1554196).
A seguire, alle 22, di fronte al Quake (Parco delle Mani Fiorite) si terrà l’evento “Restiamo Umani”: il breve spettacolo “Al di là del bene e del male” di TeatrOnnivoro, musiche, filmati, reading e il lancio di 100 lanterne luminosi recanti la scritta, appunto, “Restiamo umani”. Il tutto dedicato a Vittorio Arrigoni ma anche a tutti coloro che muoiono nella ricerca della pace, come tutti i caduti nelle rotte delle migrazioni. La serata si concluderà con musica africana con dj Frank alla consolle. La giornata è organizzata dallo Sprar di Ravenna, in collaborazione con la Rete civile contro il razzismo e la xenofobia, Emilia Romagna Terra d’Asilo, l’associazione Città Meticcia, la Casa delle Culture e il gruppo giovanile Generazioni in movimento, ha organizzato una serie di momenti lungo tutta la giornata.
A Ravenna vivono oltre 200 fra richiedenti asilo e rifugiati politici. Dal 2001 è attivo un progetto di accoglienza che si chiama Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) gestito oggi dal Comune di Ravenna e a livello nazionale da Anci con fondi del Ministero dell’Interno. Lo Sprar di Ravenna, che ospita 45 persone, di cui 10 donne e un bambino, offre un’accoglienza temporanea in diversi appartamenti sparsi in città, tutela legale e psicologica e dei percorsi di inserimento nella realtà socio-economica locale.
Comunicato stampa n. 4 – Ultimo giorno: restiamo umani
L’ultimo giorno del Festival delle Culture, domenica 5 giugno, vede un’apertura alle 16 con una serie di danze tradizionali africane, con maschere, percussioni e acrobazie a cura di numerose associazioni nigeriane di Ravenna: Edo, Afesan Communities & Lover Brothers con la Wedding, Purification and Cultural Dances, Nzuko Ndi Igbo nel Masquerade Dance, Mgbidi Amaka con l’Igbo Masquerade Dance, il Gruppo Interculturale delle Donne con l’Ide Group & Cultural Dance, i Dynamic Friends nell’Ekpo Dance e le Royal Sisters con il loro Royal Dance.
Largo spazio anche domenica ai dibattiti, a partire dal tema del Festival: le rivoluzioni. Alle 18, nella tenda berbera, il giovane autore siriano Shady Hamadi presenta il suo libro “Voci di anime” e ci parlerà della Siria e della sua rivolta mentre, alle 19, spostandosi nello spazio dibatti nel lungo Darsena, si farà un tuffo nel passato con la staffetta Lea Bendandi “Sultana” e il partigiano Emilio Molducci intervistati da Giuseppe Masetti. Alle 20, sempre in Darsena, si parlerà invece di Libia con i resistenti libici Karim Bougaighis e Leyla Dauki e il giornalista del Il Manifesto Giuliano Battiston. Stesso luogo, ore 21, seguirà una tavola rotonda sulla progettazione partecipata in darsena con Alberto Giorgio Cassani, Marina Mannucci, Ivano Mazzani, Piera Nobili e Fausto Piazza, occasione in cui verrà presentata anche la pubblicazione “Abitare le culture”, una serie di reportage sulle case degli immigrati curato da Marina Mannucci. Più o meno in contemporanea, alle 20.30, nella tenda berbera, interverrà il professor Franco Cardini su “Le rivoluzioni arabe. La richiesta di diritti umani e libertà a nord est del Mediterraneo”. Alle 22 in Darsena Luca Dubbini illustra le sue ricerche e presenterà il convegno (Ravenna dal 15 al 21 giugno 2011) da lui curato sul 700° anniversario del processo ravennate che abolì la tortura in Italia: un sentenza emessa dall’arcivescovo Rinaldo da Concorezzo, in qualità di Grande Inquisitore per l’area centro-settentrionale d’Italia, nel processo ai Templari svoltosi a Ravenna nel giugno 1311. Seguirà “La favola dell’abbecedario” del giornalista Daniele Barbieri e del regista Alessandro Taddei di Ponte Radio sull’esperienza del gruppo romagnolo che li ha portati da Alfonsine verso Pancevo (Serbia) e Tuzla (Bosnia Erzegovina), passando per Jenin in Palestina e Tiro in Libano, e confrontandosi con il contesto urbano-occidentale di Berlino (Germania) in un percorso artistico con giovani dai 9 ai 14 anni.
Le artificerie Almagià saranno al solito il palcoscenico degli spettacoli: alle 20 si potrà assistere ai balli tradizionali curati dall’associazione di filippini Mabuhay mentre il concerto della serata vedrà sul palco, dalle 21.30, il grande musicista del Burkina Faso Gabin Dabiré con alle tabla il maestro indiano Rashmi Bhatt e Guglielmo Pagnozzi ai fiati. Con oltre 10 album all’attivo Gabin Dabiré, accompagnato dalla sua chitarra acustica, può essere considerato un cantautore pop che fonda le sue radici nella musica del Burkina Faso aprendo a contaminazioni da tutto il mondo, compreso il jazz e il raga indiano.
Il concerto segue la cerimonia di consegna del Premio all’Intercultura Città di Ravenna che viene consegnato al drammaturgo Marco Martinelli del Teatro delle Albe / Ravenna Teatro, per il suo lungo percorso artistico attento all’intercultura e in particolare per lo spettacolo “Rumore di acque”, sui migranti e profughi del Mediterraneo in balia del caso che li farà diventare o sommersi o salvati
In chiusura del Festival, sullo specchio d’acqua della Darsena, i giovani di Generazioni in Movimento lanceranno in cielo un centinaio di mongolfiere luminose che portano la scritta “Restiamo umani”, un saluto colmo di pace e speranza alla memoria di Vittorio Arrigoni.
Comunicato stampa n. 3. Sabato 4: danze, dibattiti e concerto a ritmi serrati
Sabato apertura del Festival in pieno pomeriggio, alle 17, dentro all’Almagià con uno spettacolo proposto dalle associazioni dei senegalesi ravennati: Simb o Faux Lion, un’animazione di strada molto popolare in Senegal, un rito di possesso e una danza inseguimento fra pubblico e “cattivi” leoni. L’animazione sarà seguita da un Sabar, il duello fra donne e tamburi, un classico per il Festival delle Culture.
Entra a pieno ritmo la macchina dei dibatti: dopo l’incontro organizzato dalla Lega islamica e dall’associazsione Femminile Maschile Plurale “I diritti delle donne, fra pubblico e privato, nell’area del Mediterraneo. E in Europa?” , alle 18, nella tenda berbera, con Malika Hamidi dell’European Muslim Network e del gruppo Gierfi di Barcellona e Paola Zappaterra di Orlando, ci si trasferisce nello spazio dibattiti lungo la Darsena dove alle 19, preceduto da una performance di teatro- danza a cura di CantieriDanza e Liceo Artistico direttamente dal Festival Nutrimenti, si parlerà della figura di Lawrence d’Arabia con Fanny&Alexander e Wu Ming 4. Seguirà un dialogo sul narrare dei migranti fra gli scrittori Milton Fernandez, Roberta Yasmine Catalano e il regista Marcello Bivona (ore 20) dal titolo “Italiani altrove”, un incontro con il sociologo Aly Baba Faye e Mirella Rossi della Cgil sulla questione degli immigrati anziani e i rimpatri assistiti (ore 21) e infine Carlotta Mismetti Capua che ci parlerà della sua esperienza con i rifugiati afgani di Roma riportata nel libro “Come due stelle nel mare” (ore 22).
Sabato largo spazio alla musica. Alle 21.00, sul palco dell’Almagià, dalla Tunisia il Marzouk Ensemble. Marzouk Mejri è un polistrumentista che spazia dal nay al mezued, zukra, darbuka, bendir che accompagnato dal suo gruppo propone la musica trdizionale malouf (andaluso-tunisina) commistionata da sonorità moderne che vanno dal dub al free jazz. Seguirà il concerto dei Sette Denari, a cura dell’associazione Amici della Tammorra, uno spettacolo di tammuriata che racconta la Campania attraverso la simbologia del sette di denari. Nella tenda berbera alle 21 ci sarà invece una esibizione di canti religiosi dell’Islam e madih del gruppo El safae Anasheed.
Come sempre largo spazio alle atmosfere di festa e convivialità grazie allo spazio mercato/suq di artigianato etnico e solidale, ai ristoranti Marrakesh (specialità nordafricane) e Araliya (India / Sry Lanka) e al coinvolgimento di oltre 30 associazioni presenti con i loro banchi espositivi.
Le dediche ai martiri del giorno: Lat Dior Ngoné Latyr Diop, detto Lat Dior (Senegal), Tavio Amorin (Togo), Roque Dalton (El Salvador), Diop Gougnao (Senegal), Peppino Impastato (Italia), Zaher Rezai (Afghanistan).
Comunicato stampa n. 2 – Venerdì 3 giugno al via il Festival delle Culture
Comincia venerdì 3 giugno la V edizione del Festival delle Culture che per tre giorni farà di Ravenna una capitale del dialogo e dell’intercultura con un programma fitto di dibattiti, concerti, spettacoli di teatro, danze popolari. Il luogo è la Darsena di città, lungo il canale e nel complesso dell’Almagià, dove verrà allestita anche una fiera con ristoranti e bancarelle etnici. Tema principale del Festival di quest’anno sono le rivoluzioni che stanno scuotendo il nord Africa e il vicino Oriente così come l’accoglienza di profughi e i rifugiati politici. Una dedica particolare va a Vittorio Arrigoni, martire di pace e democrazia. Organizzato da Comune di Ravenna, Rappresentanza dei cittadini stranieri e coordinamento delle associazioni di migranti Ravenna Solidarietà, con la direzione artistica dello scrittore di origine algerina Tahar Lamri, il Festival fa della partecipazione il suo punto di forza con il coinvolgimento attivo di oltre 50 realtà locali e nazionali fra associazioni, scuole, compagnie artistiche, movimenti giovanili.
Alla conferenza stampa di presentazione è intervenuta anche la neo-assessora all’immigrazione, la 22enne Martina Tosi, che si è detta “molto orgogliosa di diventare assessore all’immigrazione proprio in occasione di un evento così importante. È importante promuovere più momenti possibili di incontro fra popolazione italiana e immigrata, perché la maggior parte dei problemi di convivenza nascono dalla mancanza di conoscenza reciproca”. Alla conferenza è stato annunciato anche il Premio all’intercultura città di Ravenna, che verrà assegnato sabato sera a Marco Martinelli di Ravenna Teatro / Teatro delle Albe, per la sua opera da sempre interculturale e in particolare per lo spettacolo “Rumore di acque”, sui “sommersi e i salvati” delle rotte migratorie nel Mediterraneo.
1° giorno. La rivoluzione democratica parte dai giovani.
Protagonisti assoluti della prima giornata sono le nuove generazioni. Il Festival viene battezzato alle 16.30 presso il Museo Nazionale (dietro alla Basilica San Vitale) con esibizioni acrobatiche di parkour che anticipano un coloratissimo corteo che si snoderà per tutto il centro storico di Ravenna per raggiungere l’Almagià a suon di break dance/hip hop, salsa, danze albanesi, filippine, kuduru, nigeriane, percussioni senegalesi, giocolerie, scenografie artistiche e alternative.
All’arrivo, sulle 19.30, sul lungo canale, dopo il lancio della Mongolfiera del Festival, si esibiranno i capoerisiti di Coquinho Baiano seguiti da “Al di là del bene e del mare” di TetrOnnivoro, uno spettacolo che parte da “I Persiani” di Eschilo per parlarci delle rivoluzioni arabe, della guerra in Libia, delle migrazione, con i giovani della Casa delle Culture.
Nell’attesa del corteo dentro la grande tenda berbera allestita nella piazza dell’Almagià alle 18 c’è l’incontro con la giornalista Angela Lano, unica testimone italiana della Freedom Flotilla I. Rimanendo in tema di dibattiti alle 20, sul palco dell’Almagià, il dottor Mustapha Toumi, storico immigrato tunisino a Ravenna, parlerà della rivoluzione democratica in Tunisia in compagnia dell’attore del Teatro della Albe Alessandro Renda, che della Tunisia ha conosciuto la comunità di Mazzara del Vallo in un suo lungo laboratorio con i giovani del luogo.
Largo spazio alla musica in prima serata: alle 21, sul Palco dell’Almagià, ci sarà il concerto del Trio Fawda, il nuovo gruppo del chitarrista marocchino Reda Zine che propone musica gnawa contaminata da elettronica, fusion e rock. A
seguire, preceduto dal mini-concerto della giovane band Apolide, alle 22.30 salirà sul palco il rapper italo egiziano Amir. Conosciuto anche come Meticcio, Peso Piuma o Chino, Amir, 32 anni, viene dalle periferie romane di cui racconta le esperienze di vita quotidiana; ha già al suo attivo 6 album solisti, l’ultimo dei quali è “Radio inossidabile vol. 2”, fresco di stampa. Ad accogliere Amir i rapper ravennati Il Lato Oscuro della Costa.
La prima giornata si concluderà sottovoce dopo mezzanotte, quando è prevista una veglia con i rifugiati e i richiedenti asilo e le loro storie.
2° e 3° giorno. La democrazia è partecipazione: dibattiti, danze e musica non-stop
Sabato 4 giugno si apre alle 17 con uno spettacolo inedito: Simb o Faux Lion, un’animazione di strada molto popolare in Senegal, un rito di possesso e una danza inseguimento fra pubblico e “cattivi” leoni. L’animazione sarà seguita da un Sabar, il duello fra donne e tamburi, un classico per il Festival delle Culture. Numerosi i dibattiti della giornata: dopo un’incontro sui diritti delle donne, alle 18, nella tenda berbera, con Malika Hamidi dell’European Muslim Network e Paola Zappaterra di Orlando, ci si trasferisce nello spazio dibattiti lungo la Darsena dove alle 19, preceduto da una performance di teatro- danza a cura di CantieriDanza e Liceo Artistico, si parlerà della figura di Lawrence d’Arabia con Fanny&Alexander e Wu Ming 4. Seguirà un dialogo fra gli scrittori Milton Fernandez, Roberta Yasmine Catalano e il regista Marcello Bivona (ore 20), un incontro con il sociologo Aly Baba Faye e Mirella Rossi della Cgil sulla questione degli immigrati anziani e i rimpatri assistiti (ore 21) e infine Carlotta Mismetti Capua che ci parlerà della sua esperienza con i rifugiati afgani di Roma riportata nel libro “Come due stelle nel mare” (ore 22).
Sabato largo spazio alla musica. Alle 21.00, sul palco dell’Almagià, dalla Tunisia l’ensamble di Marzouk Mejri, con un concerto di musica tradizionale malouf (andaluso-tunisino). Seguirà il concerto dei Sette Denari, uno spettacolo di tammuriata che racconta la Campania attraverso la simbologia del sette di denari. Nella tenda berbera alle 21 ci sarà invece una esibizione di canti religiosi dell’Islam e madih del gruppo El safae Anasheed.
Domenica 5 giugno si apre alle 16 con un susseguirsi di balli tradizionali dalla Nigeria a cura di otto diverse associazioni etniche. Alle 18, nella tenda berbera, il giovane autore siriano Shady Hamadi presenta il suo libro “Voci di anime” e ci parlerà della Siria e della sua rivolta. Restando sulle rivoluzioni alle 19, nel lungo Darsena, saranno intervistati da Giuseppe Masetti due partigiani: Lea Bendandi “Sultana” ed Emilio Molducci. Alle 20 si parlerà invece di Libia con Karim Bougaighis, Leyla Dauki e Giuliano Battiston. Stesso luogo seguiranno una tavola rotonda sulla progettazione partecipata in darsena (con Alberto Giorgio Cassani, Marina Mannucci, Ivano Mazzani, Piera Nobili e Fausto Piazza, ore 21), Luca Dubbini sul 700° anniversario del processo ravennate che abolì la tortura in Italia (ore 22), “La favola dell’abbecedario” del giornalista Daniele Barbieri e del regista Alessandro Taddei di Ponte Radio (ore 22.30). Sul tema invece della rivoluzioni arabe si potrà ascoltare l’intervento del professor Franco Cardini, alle 20.30, sotto la tenda berbera.
Dentro le artificerie Almagià alle 20 si potrà assistere ai balli tradizionali curati dall’associazione di filippini Mabuhay, cui seguirà la consegna del Premio all’intercultura città di Ravenna. Il concertone della serata, alle 21. 30, vedrà sul palco il grande musicista del Burkina Faso Gabin Dabiré accompagnato alle tabla dal maestro indiano Rashmi Bhatt e Guglielmo Pagnozzi ai fiati.
In chiusura del Festival, sullo specchio d’acqua della Darsena, i giovani di Generazioni in Movimento lanceranno in cielo un centinaio di mongolfiere luminose che portano la scritta “Restiamo umani”.
Anteprima Festival: 2 giugno, festa della Repubblica a Lido Adriano
Giovedì 2 giugno 2011 al Cisim (ex centro internazionale studi e insegnamenti mosaico), in viale Parini 48 a Lido Adriano, si festeggia la Repubblica italiana in una giornata organizzata da Il Lato Oscuro della Costa, Cooperativa Libra in collaborazione con Nobodaddy /Ravenna Teatro e il Festival delle Culture.
17.30 – Incontro pubblico. Intervengono: Maurizio Maggiani (scrittore) Racconti di guerre e di speranze – Tahar Lamri (scrittore) La Repubblica nera di Haiti e la Dichiarazione universale dei diritti umani
19.30 – cena in cortile (si consiglia la prenotazione)
21.00 – Il Teatro delle Ariette presenta il film documentario I sogni di Lido Adriano. Progetto di Paola Berselli e Stefano Pasquini, immagini e montaggio video di Stefano Massari. Con i cittadini di Lido Adriano.
Ingresso gratuito
“Thawra!” – “Rivoluzione!”
“Dal 14 gennaio la vita emarginata di noi magrebini, stranieri, nord africani, extracomunitari, spazzini, universitari, operai e dottori è svanita al grido di Rivoluzione!
Mi danno pacche sulle spalle, incrociando il mio velo per strada mi sorridono e da lontano mi gridano “resistete!!”.
Le nostre bandiere non sono più simbolo di inciviltà e terrorismo… persino il nostro essere musulmani è ignorato; e noi, non abbiamo più la testa curva e non giriamo in gruppo per sentirci più forti. Ora sfidiamo l’impiegato della banca e i nostri coetanei con lo sguardo fiero e orgoglioso. Ci sentiamo finalmente alla pari.
Abbiamo conquistato il nostro posto nella storia, verremo ricordati non come appartenenti al più grande movimento terroristico degli ultimi secoli, bensì come lottatori,conquistatori della più difficile democrazia e primi rivoluzionari del secondo millennio… I nostri popoli hanno fatto la storia.
I nostri popoli… non noi.
Io NON ho fatto la storia… NON ho rischiato il mio lavoro, non ho rischiato di essere imprigionata e imbavagliata, non ho rischiato la vita e neanche un mal di testa a forza di pensare alla rivoluzione.
Una cosa l’ho fatta però: ho speso un’ora al giorno della mia vita, dal 14 gennaio, a guardare il mio popolo fare la storia.
Io NON ho fatto la rivoluzione, NON ho fatto la storia e NON ho fatto il mio dovere…
Camminerò a testa alta solamente quando sarò in grado di non far dimenticare a me stessa che se voglio fare la storia devo essere la prima ad alzarmi e dire Basta! , senza aspettare che qualcun altro lo faccia per me… (con il rischio di aspettare altri 30 anni).
Quindi io ora dico BASTA!
Io NON ho fatto la storia del mio popolo arabo… ma sono ancora in tempo a fare la storia del mio popolo italiano”
Zineb Naini
Comuncato stampa n. 1 – Un festival dedicato alle rivoluzioni e ai rifugiati
Le rivoluzioni che stanno scuotendo il mondo arabo dall’inizio dell’anno sono il tema che attraversa la V edizione del Festival delle Culture che si tiene a Ravenna il 3, 4, 5 giugno 2010, organizzato da Comune di Ravenna, Rappresentanza dei cittadini stranieri e coordinamento delle associazioni di migranti Ravenna Solidarietà. Tre giorni di dibattiti, concerti, spettacoli di teatro, danze popolari, cucina e mercati etnici che si snodano nel complesso dell’Almagià, nella Darsena di città di Ravenna. È un Festival che promuove il dialogo interculturale e la cultura “dal basso” coinvolgendo oltre 50 realtà locali e nazionali fra associazioni, scuole, compagnie artistiche, movimenti giovanili, guidati dalla direzione artistica dello scrittore di origine algerina Tahar Lamri.
Gli eventi
Il Festival si apre il 3 giugno alle 16.30 presso il Museo Nazionale (dietro alla Basilica San Vitale) con esibizioni acrobatiche di parkour e dopo aver radunato i giovani della città in un corteo si prosegue fino all’Almagià attraversando il centro storico con esibizioni di break dance/hip hop, salsa, danze albanesi, filippine, kuduru, nigeriane, percussioni senegalesi, giocolerie, scenografie artistiche e alternative.
L’arrivo all’Almagià sarà accolto dal thé alla menta offerto dai giovani musulmani di Ravenna mentre verrà innalzata sul canale Darsena la Mongolfiera del Festival che volerà sulla città. Sempre davanti all’acqua, dopo una breve esibizione di capoeira, alle 19.30 è previsto lo spettacolo teatrale “Al di là del bene e del mare” di TetrOnnivoro. Nell’attesa del corteo dentro la grande tenda berbera allestita nella piazza dell’Almagià alle 18 la giornalista Angela Lano ci parla del suo libro Verso Gaza, come unica testimone italiana della Freedom Flotilla I.
Dopo un confronto sulla Tunisia delle migrazioni e delle rivoluzioni fra Mustapha
Toumi del Centro islamico e l’attore del Teatro della Albe Alessandro Renda (ore 20) sul Palco dell’Almagià alle 21 ci sarà il concerto del Trio Fawda, il gruppo di gnawa rock del chitarrista marocchino Reda Zine. A seguire, preceduto dal mini-concerto della giovane band Apolide, alle 22.30 salirà sul palco il rapper italo egiziano Amir, fresco del suo sesto albun “Radio inossidabile vol. 2”. Con le sue storie di strada dalle periferie romane Amir sarà accolto dai rapper ravennati Il Lato Oscuro della Costa. A mezzanotte, è prevista una veglia con i rifugiati e i richiedenti asilo e le loro storie.
Sabato 4 giugno si apre alle 17 con uno spettacolo inedito: Simb o Faux Lion, un’animazione di strada molto popolare in Senegal, un rito di possesso e una danza inseguimento fra pubblico e “cattivi” leoni. L’animazione sarà seguita da un Sabar, il duello fra donne e tamburi, un classico per il Festival delle Culture. Numerosi i dibattiti della giornata: dopo un’incontro sui diritti delle donne, alle 18, nella tenda berbera, con Malika Hamidi dell’European Muslim Network e Paola Zappaterra di Orlando, ci si trasferisce nello spazio dibattiti lungo la Darsena dove alle 19, preceduto da una performance di teatro- danza a cura di CantieriDanza e Liceo Artistico, si parlerà della figura di Lawrence d’Arabia con Fanny&Alexander e Wu Ming 4. Seguirà un dialogo fra gli scrittori Milton
Fernandez, Roberta Yasmine Catalano e il regista Marcello Bivona (ore 20), un incontro con il sociologo Aly Baba Faye e Mirella Rossi della Cgil sulla questione degli immigrati anziani e i rimpatri assistiti (ore 21) e infine Carlotta Mismetti Capua che ci parlerà della sua esperienza con i rifugiati afgani di Roma riportata nel libro “Come due stelle nel mare” (ore 22). Sabato largo spazio alla musica. Alle 21.00, sul palco dell’Almagià, dalla Tunisia l’ensamble di Marzouk Mejri, con il suo inconfondibile stile musicale basato principalmente sulla musica tradizionale malouf (andaluso-tunisino). Seguirà il concerto dei 7 Denari, uno spettacolo di tammuriata musicale che racconta la Campania attraverso la simbologia del sette di denari. Nella tenda berbera alle 21 ci sarà invece una esibizione di canti religiosi dell’Islam e madih del gruppo El safae Anasheed.
Domenica 5 giugno si apre alle 16 con un susseguirsi di balli tradizionali dalla Nigeria a cura di otto diverse associazioni etniche. Alle 18, nella tenda berbera, il giovane autore siriano Shady Hamadi presenta il suo libro “Voci di anime” e ci parlerà della Siria e della sua rivolta. Restando sulle rivoluzioni alle 19, nel lungo Darsena, saranno intervistati da Giuseppe Masetti due partigiani: Lea Bendandi “Sultana” ed Emilio Molducci. Alle 20 si parlerà invece di Libia con Karim Bougaighis, Leyla Dauki e Giuliano Battiston. Stesso luogo seguiranno una tavola rotonda sulla progettazione partecipata in darsena (con Alberto Giorgio Cassani, Marina Mannucci, Ivano Mazzani, Piera Nobili e Fausto Piazza, ore 21), Luca
Dubbini sul 700° anniversario del processo ravennate che abolì la tortura in Italia (ore 22), “La favola dell’abbecedario” del giornalista Daniele Barbieri e del regista Alessandro Taddei di Ponte Radio (ore 22.30). Sul tema invece della rivoluzioni arabe si potrà ascoltare l’intervento del professor Franco Cardini, alle 20.30, sotto la tenda berbera. Dentro le artificerie Almagià alle 20 si potrà assistere ai balli tradizionali curati dall’associazione di filippini Mabuhay, cui seguirà la consegna del Premio all’intercultura città di Ravenna. Il concertone della serata, alle 21. 30, vedrà sul palco il grande musicista del Burkina Faso Gabin Dabiré accompagnato alle tabla dal maestro indiano Rashmi Bhatt e Guglielmo Pagnozzi ai fiati. In chiusura del Festival, sullo specchio d’acqua della Darsena, i giovani di Generazioni in Movimento lanceranno in cielo un centinaio di mongolfiere luminose che portano la scritta “Restiamo umani”.
Le mostre
Due sono le mostre che correderanno il Festival delle Culture 2011. “Qui Emergency Palermo”, sotto il colonnato dell’Almagià, mostra di fotografie scattate da Mario Dondero al Poliambulatorio di Emergency a Palermo che dal 2006 presta gratuitamente assistenza sanitaria di base e specialistica alla popolazione immigrata con o senza permesso di soggiorno. dal 7 all’11 giugno, nella sala espositiva ex- tribunale, via D’Azeglio 2, ci sarà invece la mostra dei bozzetti del progetto “Un murales per Ravenna” a cura di Italia-Cuba . Si tratta di uno scambio culturale tra studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Ravenna e studenti della Escuela de Arte di Trinidad (Sancti Spiritus-Cuba). Gli studenti/artisti di Ravenna l’anno scorso sono stati a Cuba dove, assieme ai coetanei cubani, hanno costruito un mosaico con le tecniche del mosaico bizantino. Il tema è stato la figura di Ernesto “Che” Guevara in un opera dal titolo La Poderosa. In autunno studenti/artisti cubani verranno a Ravenna dove verrà istallato un murales con le tecniche dei murales cubani della provincia di Sancti Spiritus (Cuba). Il tema affrontato dagli artisti cubani è la Resistenza dalla quale è nata la nostra Costituzione.
Dedicato a…
Il Festival delle Culture 2011 è dedicato alla memoria di Vittorio Arrigoni. I muri delle città arabe, da Tunisi, al Cairo, a Beirut, a Baghdad e naturalmente a Gaza e Ramallah ormai riportano il nome di questo attivista della pace come martire della lotta per la dignità e la giustizia.
In realtà ogni evento del Festival è dedicato alla memoria di un poeta, un uomo di pace, un giornalista, un attivista per i diritti umani, un immigrato nella nostra città, caduti prima ancora di capire le ragioni della loro morte. Alla memoria di Mohamed Bouazizi che, dandosi fuoco, ha acceso tutte le rivolte, ad Ademir detto Dema Alfeu Federicci, il brasiliano difensore dei diritti, a Abraham Serfaty, militante e attivista politico del Marocco, a Kateb Yacine, partigiano algerino a 16 anni poi poeta e uomo di teatro, dissidente e libero, a Khaled Said, il giovane blogger torturato e ucciso dalla polizia di Mubarak, a Jerry Essan Masslo, rifugiato dal Sudafrica ucciso a Villa Literno nel 1989, a Lat Dior Ngoné Latyr Diop, detto Lat Dior, il senegalese che ha combattuto per tutta la vita il colonialismo francese, a Tavio Amorin, speranza dei giovani del Togo, assassinato nel 1992, a Peppino Impastato che ha speso la vita contro la mafia, a Roque Dalton, poeta e rivoluzionario salvadoregno, a Diop Gougnao, l’operaio senegalese morto in dicembre schiacciato sotto il peso di alcuni sacconi che stava smistando all’interno del magazzino della ditta Ifa, in via Baiona a Ravenna, a Zaher Rezai, un giovane poeta, schiacciato da un Tir alla periferia di Mestre, allo scrittore e attivista nigeriano Ken Saro-Wiwa, a Norbert Zongo, il giornalista del Burkina Faso assassinato nel 1998, a Giorgio Marincola, il partigiano nero di madre somala, a Mohamed El-Nabbous, blogger di Bengasi caduto sotto il fuoco di un cecchino di Gheddafi, a Augustina (Tina) Chioma Ononiwu Mc Kinon, trovata una mattina d’inverno senza vita nel suo appartamento a Ravenna.
La convivialità, il mercato, la gastronomia
Il Festival delle Culture, grazie al suo ampio spettro di collaborazione, ricrea nei tre giorni una grande piazza in tutta l’area dell’Almagià in cui praticare l’arte dello stare insieme. Così saranno da catalizzatori i due ristorantini del Festival, Aralya con le specialità dall’India e dallo Sry Lanka, e Marrakesh, piatti nordafricani e medio orientali a cura dell’associazione Life. Lo stare insieme è nutrito anche dalla mostra mercato curata da decina di associazioni di volontariato e da commercianti con prodotti artigianali ed equosolidli da varie parti del mondo.
Il Festival delle Culture 2011 è realizzato grazie al contributo della Fondazione del Monte.
Anteprima Festival: Una compagnia meticcia per Romeo e Giulietta il 27 maggio
Si chiama “Un posto di lavoro per Romeo” lo spettacolo tratto dal classico di William Shakespeare che andrà in scena venerdì 27 maggio, alle ore 21, al Teatro Rasi di Ravenna (via di Roma 39). Per la regia di Evelina Drianovska, con testo ideato dalla stessa a quattro mani con Andrea Contarini, lo spettacolo vedrà in scena Franck Viderot nella parte di Romeo e Livia Tura in quella di Giulietta, e poi Claudio Panzavolta, Giacomo Cavalieri, Riccardo Zoffoli, Piera Pedezzi, Simona Ciobanu, Andrea Contarini, Ido Caka, Grazia Crudele, Pajtim Kryeziu, Evelina Drianovska con la partecipazione dei Mimi della lirica. L’evento è organizzato dall’associazione Cianove nell’ambiro del Festival delle Culture 2011. Info: 0544 591831, 347 7207068
Anteprima Festival: il 17 maggio in scena la Compagnia dei Rifugiati
“Del rispetto della legge” è il titolo della spettacolo teatrale che andrà in scena martedì 17 maggio, alle 21 alle
Artificerie Almagià di Ravenna (via dell’Almagià 2, Darsena di città). Si tratta di una sorta di lezione-spettacolo sul tema della giustizia messa in scena dalla Compagnia dei Rifugiati del Teatro dell’Argine di Bologna, una compagnia nata dal lungo lavoro laboratoriale con un gruppo di rifugiati politici provenienti da tutto il mondo. Al centro dello spettacolo diverse scene tratte dell’Antigone che si intracciano con le biografie stesse degli attori protagonisti. L’evento è organizzato dal progetto Sprar del Comune di Ravenna, in collaborazione con Emilia Romagna Terra d’Asilo, per promuovere la cultura dell’accoglienza in città e una riflessione sull’asilo politico. L’ingresso è gratuito.
